Dal porto alle strade: i capi che hanno fatto la storia (e che indossiamo ancora oggi)
Il porto di Genova non è solo un luogo di lavoro: è da sempre stato uno dei cuori pulsanti della città, un crocevia di culture, merci e persone che ha plasmato l’identità genovese. La conoscete quella storia secondo la quale i genovesi sono chiusi perché hanno sempre dovuto difendersi dagli attacchi stranieri via mare? Chissà se è vera!
Ma torniamo a parlare di abbigliamento, perché i capi indossati dai lavoratori del mare dovevano proteggerli dalle intemperie, tenerli al caldo, ripararli dalla pioggia e durare nel tempo. Ad un certo punto, però, questi capi sono usciti dal mare e sono arrivati in strada, trasformandosi in elementi di stile quotidiano. Uno degli esempi più lampanti è la tuta da lavoro.
La tuta: dal lavoro al casual
La tuta nasce come capo unico per proteggere gli abiti sottostanti durante i lavori più duri: portuali, meccanici, operai. La sua forma a T, semplice e funzionale, garantiva libertà di movimento e resistenza, con tessuti robusti come cotone pesante o gabardine, spesso blu, con cuciture rinforzate e chiusura a bottoni o zip.
Negli anni ’20 e ’30 si diffonde nei porti italiani, diventando un simbolo del lavoro quotidiano. In parallelo, nel 1919, l’artista e designer fiorentino Thayaht crea la sua versione “civile” della tuta, pensata per il tempo libero e l’eleganza funzionale: semplice, universale, aperta a chiunque volesse cucirsela.
Col passare dei decenni, la tuta entra nell’immaginario collettivo come capo comodo e pratico, fino a diventare elemento di moda streetwear e workwear: dalla protezione del porto alla jumpsuit contemporanea. Come per altri capi di abbigliamento che vi diremo tra poco, siamo stati negli fornitori di varie aziende, sia portuali che non, sia pubbliche che private, come la tuta da lavoro che abbiamo esposto in Bottega per la Fiat!
La Pidocchiera
Un altro capo emblematico è la Pidocchiera, realizzata in lana e pensata originariamente per i marinai. In Bottega ne è presente una con il logo della compagnia di navigazione Italia ricamato davanti, perché per tanti anni siamo stati fornitori per il porto o per aziende come Fincantieri. Questa compagnia, fondata in pieno periodo fascista nel 1932, era una delle principali realtà italiane per il trasporto via mare. Un tempo le navi erano l’unico mezzo di collegamento intercontinentale e nazionale, mentre oggi si utilizzano principalmente per crociere e trasporto merci. La Pidocchiera Italia rappresenta quindi un pezzo di storia dei viaggi e del lavoro marittimo.
Un tempo realizzate in lana grezza, pungente (nomen omen) e resistente, oggi in tessuti più morbidi e confortevoli, pur conservando la struttura e la funzionalità del modello originale.
Il jeans: dal porto alle passerelle
I jeans sono un paradosso della moda. Sia universali che personali, riflettono l’ansia che ognuno di noi ha per adattarsi e distinguersi.
Tutto ha inizio il 20 maggio 1873 quando Levi Strauss (nato Löb Strauß) e Jacob Davis, un sarto del Nevada, si mettono in società e brevettano i primi pantaloni da lavoro per i pionieri del west, con tasche rinforzate da rivetti di rame in modo da fortificare i punti più facilmente usurabili come le tasche. Levi Strauss, di origini tedesche, partì alla volta di New York (dove vivevano i fratelli) con una valigia carica di tessuti europei tra i quali spiccava la tela di Nimes (de Nimes: denim), un tessuto molto resistente e prodotto in Francia, nonché il blue de Gênes (blue jeans), un tipo di fustagno di colore blu che veniva esportato proprio attraverso il porto di Genova. Una semplice idea per un semplice prodotto.
Originariamente indossati da operai, marinai e minatori, i jeans erano simbolo di resistenza e praticità. Tra i tanti progetti che ha in cantiere Lucarda, c’è anche quello di recuperare modelli vintage e portarli nella contemporaneità con una produzione di jeans che strizzano l’occhio agli anni ’50, ’60 e ’70!
“Ho detto spesso che avrei voluto inventare io i blue jeans: il capo più spettacolare, più pratico, più rilassante e informale. I jeans hanno espressività, sex appeal, semplicità – tutto ciò che io auspico nei miei vestiti.” Yves Saint Laurent.
La marinière: da uniforme a icona
Non si può parlare di mare e porto senza menzionare la marinière, la maglia a righe della Marina francese introdotta nel 1858 per identificare più facilmente i marinai caduti in mare. Negli anni ’20 e ’30, grazie alla moda parigina e a Coco Chanel, la marinière si stacca dal suo unico ruolo di uniforme e diventa elemento di stile cittadino, simbolo di eleganza informale e di gusto nautico.
Oggi la marinière è indossata da tutti: dal porto alla città, dalle passerelle agli armadi quotidiani, dimostrando come un capo nato in mare possa trasformarsi in icona di stile.
Dalla tuta alla Pidocchiera, passando per il jeans e arrivando fino alla marinière: l’abbigliamento marinaresco racconta la storia di Genova, dei suoi porti e dei suoi marinai. È la storia di come capi nati per lavoro, protezione e funzione siano diventati parte della moda quotidiana e patrimonio culturale. Ma è anche la storia di Lucarda, ed è per questo che la peservazione di questi capi, studiandone tessuti, tagli e storie, significa custodire un pezzo di memoria della città e dei suoi abitanti, per trasmetterlo intatto alle prossime generazioni.
