I Ruggenti ’20!
Chi ha trascorso a Genova almeno qualche ora a perdersi tra i vicoli della città vecchia e ha passeggiato in Sottoripa, non farà fatica a immaginare Mimmo Lucarda davanti al nuovo negozio di famiglia. Pensate a una strada porticata, dove il mare arrivava quasi a toccare i portici, piena di vita, di rumori e persone. Aggiungete poi una bottega o “negozietto”, come soleva definirlo, che vende abbigliamento da lavoro per portuali e marinai, ma anche capi casual/sportivi per la popolazione. Forse ad alcuni farà storcere il naso a leggere che già negli anni venti si parlava di abbigliamento sportivo, ma è proprio in questo decennio che si sviluppa il concetto di “tempo libero”. Il ritorno della pace dopo la distruzione della Prima Guerra Mondiale porta con sé il boom delle attività all’aria aperta e, cosa da non sottovalutare, una generale euforia consumistica.
Sia tra gli appartenenti alle classi agiate che a quelle lavoratrici, inizia a consolidarsi il concetto del tempo libero come “spazio distinto dal lavoro” e riconosciuto nella vita quotidiana, soprattutto nelle grandi città. Ovviamente gli stilisti del tempo non si lasciano scappare questa occasione e iniziano a creare linee dedicate alle attività all’aperto, ai circoli e alle palestre. Pensate che grazie a queste attività le donne possono anche indossare i pantaloni!
Ma quando si parla di rivoluzione nella moda di questi anni, non si può non citare Gabrielle Bonheur “Coco” Chanel, colei che libera le donne e conferisce loro comfort, libertà di movimento e, perché no, anche di pensiero. Durante il primo conflitto mondiale – cosa che succederà anche nel secondo e in modo ancora più intenso – le donne si ritrovano a essere protagoniste del tempo: con gli uomini al fronte si trovano a occupare posizioni che prima erano totalmente precluse. Sono anni di grandi conquiste, soprattuto per le donne britanniche e statunitensi che ottengono anche il diritto di voto (in Italia bisogna aspettare giusto qualche anno).
Lo stile di vita attivo richiede quindi abiti che agevolano la libertà di movimento e Coco Chanel è tra gli stilisti che più si fa promotrice di questo desiderio di emancipazione femminile. La sua estetica, votata all’essenzialità e alla comodità è perfettamente in linea con i desideri delle donne che accolgono questa rivoluzione con gioia e il completo di tre pezzi in jersey ne fu il baluardo. Composto da un cardigan con tasche a toppa, una gonna e un pullover, questo completo garantisce piena libertà di movimento senza mascherare le forme del corpo grazie al tessuto morbido che scivola sul corpo. Negli anni semplifica ancora il taglio dei suoi abiti, basando la propria idea di silhouette sulla chemise, un abito tubolare ad ampia vestibilità che segue i contoni del corpo realizzato in jersey o rayon per il giorno, mentre per la sera veniva impreziosito con perline, fantasie e ricami. Gli abiti di questo periodo erano disegnati per figure con poco seno e vita stretta, tanto che i francesi definiscono questo stile alla garçonne (maschetta).
Grazie all’emancipazione femminile e anche agli anni del proibizionismo, vediamo la nascita delle “flapper”, donne che simboleggiano un’identità femminile moderna tipica dell’età del jazz e che incarna benissimo il cambiamento epocale del dopo guerra. Le flapper fumano, indossano il rossetto, si lanciano in balli scatenati come lo shimmy e il foxtrot, portano capelli a caschetto, borse leggere e comode che consentono di muoversi con agilità. Pensate con che orrore le vecchie generazioni guardano a questi cambiamenti! Ma si sa, senza cambiamento non c’è futuro, e Mimmo Lucarda, con l’apertura del negozio in Sottoripa, ci ha visto lungo!
